IESON - la community anticalvizie - Biossido di titanio in integratori come Sametrix
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Kaim
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21 Messaggi

Salve,
a leggere bene gli ingredienti del Sametrix che da poco sto prendendo, ho notato, tra i coloranti di questo particolare integratore, la presenza del biossido di titanio, sul quale nel tempo è stato sollevato più di qualche dubbio, data l'applicazione in vernici e nel cemento, nonostante comunque non manchi in campo alimentare.
Non vorrei impressionarmi e far impressionare (anche perché sarà ad ogni modo assolutamente marginale la presenza in capsule come quelle), però trattasi ad ogni modo di una sostanza tossica sulla quale vorrei vederci chiaro e chiedere qualche parere sul Forum.
Posto alcuni articoli per cominciare ad avere un'idea del tutto, premesso che ognuno potrà attingere autonomamente dalle fonti che riterrà migliori e più opportune :

Che cosa ci fa il biossido di titanio nel nostro cibo? E soprattutto: è dannoso per la salute? Ecco gli ultimi studi in materia

Il Fatto Alimentare il 14 gennaio 2013
L’impiego principale del biossido di titanio (TiO2) è nella produzione di vernici; lo si trova anche in numerosi altri prodotti, tra cui cosmetici (filtri solari), prodotti per l’igiene personale (dentifrici) e negli alimenti, ed è quest’ultimo il caso che ci interessa.

Come additivo alimentare, colorante per la precisione, il biossido di titanio compare sotto la sigla E171. Le particelle di biossido ad uso alimentare sono eterogenee: sono, infatti, comprese tra 40 e 220 nanometri (nm), come emerge dal recente studio americano Titanium Dioxide Nanoparticles in Food and Personal Care Products, guidato da Alex Weir dell’Università dell’Arizona.

Quando le dimensioni delle particelle sono comprese nell’intervallo 1-100 nm, il biossido di titanio costituisce un nanomateriale (nano TiO2). Negli ultimi anni, la produzione di nano TiO2 è aumentata e ciò, a sua volta, ha accresciuto sia l’esposizione umana a questo materiale, sia la sua immissione nell’ambiente. E qualcuno ha cominciato a chiedersi se il nano TiO2 può essere tossico?

Studi finalizzati alla valutazione della tossicità dell’E171 hanno evidenziato una relazione sia con la struttura e le dimensioni delle sue particelle, sia con la forma cristallina naturale da cui derivano (il TiO2 è presente in natura sotto tre diverse forme cristalline: il rutilio, l’anatasio e la brookite).

Il biossido di titanio sotto forma di anatasio è 100 volte più tossico del rutilio. Alcuni studi recenti hanno attribuito proprietà proinfiammatorie alle particelle inalate (Hussain 2011); inoltre le interazioni con la superficie gastro-intestinale potrebbero essere coinvolte nell’insorgenza del morbo di Chron (Lomer 2002). Al biossido di titanio è stato attribuito un ruolo potenzialmente carcinogenico dalla Canadian Centre for Occupational Health and Safety (CCOHS) e dall’International Agency for Research on Cancer (IARC). Il Fatto Alimentare, infine, ha già ampiamente parlato del rischio alimentare delle nanoparticelle.

Il 36% delle particelle di E171 negli alimenti ha dimensioni nanometriche e gli alimenti più ricchi di questa sostanza sono le gomme da masticare, le caramelle e alcuni dolciumi, alimenti consumati soprattutto dai bambini. Sono dunque i nostri figli i più esposti al biossido di titanio?

r-80621619-confetti-caramelleQuesto è quanto emerge dello studio già citato di Alex Weir e altri (2012). In particolare, i ricercatori hanno rintracciato alti livelli di E171 in alcuni prodotti alimentari massicciamente presenti sul mercato USA come Dickinson Coconut curd (3,59 ug/mg), le Mentos Freshmint Gum (con livelli > 0,12 ugTi/mg) e i confetti al cioccolato M&M (1,25 ug/mg).

Gli autori hanno valutato anche la potenziale esposizione di diverse fasce di popolazione: poiché il biossido di titanio è presente in molti prodotti per l’infanzia, in USA i più piccoli sono anche i più esposti (in media l’apporto giornaliero sarebbe tra 1-2 mg di titanio per kg di peso, mentre per gli adolescenti si è stimato un apporto di circa 0,2-0,7 mg/kg di peso corporeo).

Quanto ai prodotti in commercio in Europa, è difficile dire: non esiste uno studio simile a quello di Weir e la dicitura E171 non basta a farci capire se si tratta di nanoparticelle e neppure se si tratta di biossido da rutilio o biossido da anatasio.

L’unica cosa certa è che nella UE, la legislazione imporrà l’indicazione dei nanomateriali in etichetta.

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Sicurezza alimentare: biossido di titanio colorante in alcuni prodotti

Lo avremo letto di sfuggita sulla confezione di qualche prodotto alimentare come un’innocua sigla, la E171, un additivo, colorante per meglio dire, che in realtà ha un nome chimico che ricorda un metallo. Si tratta del biossido di titanio (TiO2). Il Biossido di titanio, in inglese “Titanium Dioxide”, è un minerale naturale utilizzato principalmente come pigmento bianco. È rinvenibile sotto forma di polvere bianca amorfa. Tale polvere possiede un elevato indice di rifrazione ed è in grado di assorbire, riflettere e disperdere la luce solare. Per questo motivo, è uno filtri fisici più utilizzati nei prodotti solari anche perché è in grado di consentire protezione sia nei confronti dei raggi UVA (anche se è meno efficace tra 350 e 400 nm) che UVB.

Non solo per i cosmetici (come detto i filtri solari), ma il biossido di titanio è usato principalmente nell’industria delle vernici; ma lo si può rinvenire in molteplici altri prodotti che sono a contatto diretto con l’uomo e tra questi quelli per l’igiene personale (dentifrici), e per l’appunto, anche in molti alimenti. Da tempo, non pochi anche nell’ambiente scientifico hanno sollevato dubbi sulla sicurezza del biossido di titanio in forma di nanoparticelle, soprattutto per il rischio che tali infinitesime parti di minerale possano penetrare nell’organismo attraverso la pelle provocando danni cosiddetti “da accumulo”. Ad oggi, studi di approfondimento di questi aspetti sono in corso e in attesa di verifiche.

Ora rimarremmo ancora nel dubbio, visto che viene utilizzato da anni nell’industria alimentare senza che ne venissero acclarate conseguenze pregiudizievoli per la salute, ma una recente indagine pubblicata sulla rivista ACS, pubblicazione scientifica che si occupa del mondo delle nanotecnologie, ha rivelato che i bambini sarebbero più esposti alle nanoparticelle di biossido di titanio presenti in molti tipi di caramelle, solitamente consumate molto più dai più piccoli che non da adulti. L’indagine scientifica di cui parlavamo costituisce il primo studio serio sulla presenza dei nanomateriali di biossido di titanio - causa di preoccupazione per ciò che concerne il loro potenziale impatto sulla salute e sull'ambiente in particolare dei suoi composti usati in forma nanometrica (nano TiO2) – relativamente ad una vasta gamma di beni di consumo.

L’equipe che ha svolto lo studio, partendo per l’appunto dal presupposto della presenza del biossido di titanio in moltissimi prodotti di consumo - molti dei quali oggetto dell’analisi in questione - ha precisato che l'organismo elimina le nanoparticelle attraverso le feci e l'urina e che queste confluendo quindi agli impianti di trattamento delle acque reflue arrivano nei laghi, nei fiumi e quindi nel mare. Gli studiosi hanno sottolineato come l'utilizzo alimentare di quest’additivo debba essere monitorato perché queste particelle fanno il loro ingresso senza alcun filtro nell'ambiente e costituiscono un rischio potenziale per gli esseri umani e gli animali.

Una delle conclusioni più eclatanti cui è giunta la ricerca è che i bambini consumano quantità di biossido di titanio più elevate degli adulti, perché dolci come caramelle, marshmallows e le glasse sono tra i prodotti con le più alte concentrazioni di questa sostanza. Continuando a focalizzare la nostra attenzione sul settore dolciario, è corretto rilevare per non destare pericolosi allarmismi, che l’utilizzo del minerale come colorante (definito naturale) è finalizzato a dare ai prodotti di confetteria e alle creme al latte un piacevole color bianco, che al contrario sarebbe impossibile ottenere con il solo uso degli ingredienti primari come latte, zucchero, panna.

Se è vero, quindi, che non ci sono dati, né studi specifici che confermino o meno effetti dannosi sulla salute umana, tant’è che né l’Unione Europea né in precedenza i singoli stati membri avevano regolamentato l’utilizzo, per esempio, stabilendo dosi massime consigliate, ciò nondimeno per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, le industrie alimentari potrebbero attuare il “principio di precauzione” come definito nel regolamento europeo 178/2002, sostituendo il colorante in questione e utilizzando ingredienti veramente naturali, rinunciando un po’ all’aspetto estetico per eliminare ogni dubbio circa qualsiasi livello potenziale di rischio per la salute che oggi comunque permane.
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Sapevo che qualsiasi forma o risultanza di reazione o di misura, qualsiasi esso sia il tipo di metalli e lega metallica, in presenza, in condizioni o immersi in sostanza liquide (saliva o sangue umano) si ossida e dissocia elementi di cui finiscono del corpo sotto forma di radicali liberi e interferiscono nel fattore enzimatico, endocrino e funzionale, fino ad attivare tutta una serie di patologie anche tumorali.

n/a
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William Hurt



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Inserito il - 30 settembre 2013 : 17:43:06 Invia a n/a un Messaggio Privato Rispondi Quotando
il sametrix è in ogni caso un pessimo prodotto per la cura dei capelli ad un costo troppo alto, mi fu prescritto da marliani ma lo abbandonai presto dopo un peggioramento della calvizie, c è di meglio (kmax,prostafactor,restax ed altri prodotti specifici preconfezionati su piritans e pride da aggiungere a normale serenoa repens titolata al 90% ormai comunissima)
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